Quasi non riesco a crederci che sia tutto finito. Ho ancora davanti agli occhi quelle immagini orribili, ben oltre ciò che io abbia mai visto, persino nei Piani Inferiori. C'è del vero nelle parole di chi dice che i demoni non sarebbero altro che la forma fisica dei peggiori sentimenti umanoidi.

Fin dal nostro arrivo nelle campagne circostanti il Ponte, fummo accolti dal pungente odore del sangue che sembrava spargersi dal terreno. Intorno a noi, intere fosse comuni, occultate malamente, ricolme di cadaveri mutilati. Uomini, donne, persino bambini... l'aria era pregna di auree necromantiche. Tutt'intorno, la terra moriva per soddisfare la fame del nascente dio.
Io, come Saman, Castiel e Grace, potevo sentirlo bene. La Trama sembrava pulsare come un cuore, ma non di vita: era un cuore cancrenoso, malato, gli ultimi disperati spasmi di una creatura morente. Al pensiero che Lucard stesse facendo questo all'Arte del Popolo, mi sentii pervadere da una rabbia che mi permise di superare, almeno per poco, gli orrori che ci circondavano.
Ma non ero l'unica ad avere questa sensazione. I nostri compagni, i Grifoni e l'Alleanza, erano agitati, irrequieti e spaventati.
Al contrario, quegli gnoll enormi erano completamente impazziti: urlavano e ridevano mentre i nostri guerrieri li uccidevano; sembrava che a loro non importasse di morire. E forse era così: ogni stilla di sangue sul terreno, lo sapevamo, avrebbe alimentato Lucard. Che fosse nostra o gnoll, poco importava.
Quando giungemmo a Boareskyr, era ancora notte. Eppure, eravamo in marcia da più di un giorno... persino il sole non riusciva a penetrare la malvagità che stava per sorgere tra quelle pietre.
Non giungemmo, ahimè, in tempo per evitare che il Portale fosse aperto. Dovemmo combattere contro gli abitanti di Boareskir... dovetti bruciare le carni non morte di uomini e donne innocenti.
Esiste un modo migliore per distruggere il morale di un combattente? Non lo credo.
Il Ponte era un lago di sangue. Membra umane erano ovunque, mentre i cadaveri degli Zhentarim erano sparsi come effigi inquietanti sopra ogni edificio: la Rete Nera era stata tradita e assassinata, ma cosa avremmo potuto aspettarci dal culto del Signore dell'Omicidio?
E il Portale... sembrava davvero un cuore pulsante, anche se a ritmo lento, quasi morente. O nascente.
Dovemmo dividerci: i Grifoni sarebbero rimasti fuori a difesa del secondo gruppo, ossia noi Tel Quessir e l'Ordine della Torre, protetti da Dayanel e Vandorian. O almeno così pensavamo.
Ci ritrovammo in un complesso antico, ma sconosciuto. Come l'opera di un artista pazzo che dia sfogo ai suoi demoni interiori, così la struttura sembrava diramarsi in un lungo e tortuoso cunicolo, per poi aprirsi all'improvviso in una vasta stanza.
Il pavimento era segnato da numerose scalanature, andando a formare degli assurdi motivi geometrici intorno ad un cerchio, il fulcro di un rituale. Intorno a noi, i cadaveri erano ovunque, divorati da fiamme spettrali e silenziose. Il sangue colava lentamente lungo i segni nella pietra, formando un rivoltante contorno per il cerchio.
Al centro di esso, Genesi, il sopravviussto di Nido Verde.
Il fulcro del rito della resurrezione di Bhaal.
Vidi con la morte nel cuore il prezzo del mio fallimento: al bambino erano stati strappati occhi e lingua, mentre ai suoi piedi il sangue dei cadaveri sembrava ribollire.
E al suo fianco, coperto da una tunica nera come la sua anima, stava il nostro odiato nemico, colui contro cui avevamo lottato per mesi.
Lucard ci fissava con occhi iniettati di sangue.
Inutili i tentativi di salvare Genesi, che venne ucciso dal sacerdote di Bhaal senza il minimo rimorso, con un gesto tanto freddo da far gelare il mio cuore: prima che potessimo rendercene conto, i pallidi cadaveri si rialzarono, gli spiriti tormentati presero forma, spinti soltanto dalla sete di sangue che sembrava contagiare qualunque cosa.
Persino noi. Nel combattimento Kaisha aggredì Castiel, non so se per isteria o per la maledizione di quel luogo; Vandorian sembrava come un animale ferito, furioso e pronto a scaricare la sua rabbia su qualunque cosa.
Il bersaglio più ovvio fu, naturalmente, Lucard.
Proprio quello che il sacerdote di Bhaal voleva.
Mentre la spada adamantina del Berserker affondò nel petto di Lucard, potei quasi sentire il nostro nemico ridere, sebbene fosse impossibile.
Troppo tardi spinsi via Vandorian con la Mano di Bigby, troppo tardi ci rendemmo conto che l'ultima goccia di sangue che davvero mancava al rituale era proprio quella di Lucard.
Bhaal stava per risorgere, grazie a noi.
Ma dove noi vedemmo la sconfitta, Dayanel continuò la sua guerra, gettandosi sul corpo del sacerdote morente e tendando in ogni modo di salvarlo.
Un compito arduo, perchè i cadaveri martoriati in quella stanza non morivano mai. Cadevano e si rialzavano, ispirati dall'avvento ormai prossimo del loro divino creatore.
Mentre scagliavo fiamme e dardi magici sui non morti, mi avvicinai quanto bastava a Lucard per poterlo vedere da vicino, almeno un'ultima volta.
Fu così che notai che, dallo squarcio lasciato dallo spadone, sembrava fuoriuscire qualcosa che non era sangue.
Qualcosa stava lottando per uscire.
Il solo intravedere l'orrore nascente fu un durissimo colpo, ma riuscii comunque a utilizzare alcune magie di interdizione atte a bloccare le brecce planari, che diedero tempo a Dayanel di innalzare le sue preghiere e impedire la resurrezione.
Fino a che Lucard non morì.
Trattenemmo tutti il fiato, fissando il freddo corpo del sacerdote. Ma nulla accadde: nessuna magia divina si completò, nessun Dio dell'Omicidio apparve per massacrarci.
Ce l'avevamo fatta.
La ritirata fu sicura, sebbene ostacolata dalle ferite e dalla spossatezza che tutti provavamo. Prima di varcare il Portale che i Grifoni avevano difeso con impeccabile disciplina, però, vedemmo un'ombra gigantesca scivolare verso di noi.
Il suo volto era una maschera di furia omicida, di rancore implacabile.
Ma l'incarnazione dell'odio di Lucard non ci raggiunse mai: fu reclamato dalla morte, così come il suo creatore. La minaccia era davvero sventata.
Ricordo poco dei festeggiamenti. Si scoprii che vi era un traditore nelle fila dell'Alleanza, che aveva impedito a lungo di ritrovare le bestie della Pandora's Box. A tutt'ora, ignoriamo dove siano.
Vorrei dire che avrò tempo per pensarci, che rispetto alla caduta di Lucard è piccola cosa, e probabilmente è così.
Ma non posso dimenticare ciò che ho visto, ciò che è stato compiuto con l'ausilio dell'Alta Magia. Un orrore senza precedenti, forse peggiore della distruzione che generò millenni fa l'Alta Brughiera.
C'è una lezione, in questa storia sanguinosa. E affinchè il piccolo Genesi non sia morto invano, ne farò tesoro.
Noi elfi siamo custodi della bellezza e della magia, ma come tali abbiamo delle responsabilità. Nelle nebbie della storia abbiamo compiuto errori, da cui ci siamo redenti, ma alcune tracce di essi continuano ancora a perseguitarci.
Abbiamo combattuto affianco agli umani. Nonostante le diffidenze e gli screzi, abbiamo vinto assieme. Non potremo rimanere a lungo confinati nella Foresta Velata, non quando il male minaccia di distruggere ogni cosa intorno a noi. Per quanto le razze del continente siano giovani, ingenue e immorali, o forse soprattutto per questo, non possiamo lasciarle sole.
E' una lezione di responsabilità e dovere.


