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Abeir-Toril - Cronache dei Reami d'Occidente - Neverwinter Nights 2 server

Gli effetti collaterali della Giustizia

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A Kheldrivver la folla era radunata in piazza già dal pomeriggio. C'erano i suoi abitanti, ma anche curiosi e avventurieri dalle zone vicine. Nella piazza sud del paese, era stato allestito un patibolo, ma vi era anche pronto un boia, con la sua grossa ascia e un pesante ceppo di legno pronto a ospitare il collo del condannato.

Tra gli insulti e le urla, il condannato, Valdemar Nantis, venne scortato dinnanzi alla folla poi il Consiglio Cittadino decise di far decidere la gente le modalità d'esecuzione
"Corda o Ascia?" La voce dello strillone superava il brusio e il vociare
"ascia! ascia"
"bruciatelo!"
"tutti e due!!!"
La gente, trovatasi coinvolta inaspettatamente in quelle scelta, tirò fuori il peggio di se, ma alla fine il responso fu "ascia"

 

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Per far cuocere a fuoco lento il condannato e aumentare la curiosità della folla però il Consiglio decise che prima vi sarebbe stata l'asta
Alcuni averi del necromante, quelli meno pericolosi e sopravvissuti alla distruzione, vennero venduti uno per uno, tra eccezionali rilanci e sfide con cifre che i popolani mai avevano sentito prima.
Alcuni libri raggiunsero cifre folli, cosi come stivali incantati e anelli, e poi pergamene e un pugnale che il criminale usava per tenere a bada i troll

Terminata l'asta, scese il silenzio mentre l'Anziano del Consiglio leggeva la sentenza.
Poi l'ascia calò, e con essa il grido liberatorio della gente, ma alcuni istanti dopo, il Sacerdote del Consiglio arrivò correndo dal suo alloggio, con il pesante tomo del mago, urlando di fermare l'esecuzione.
Troppo tardi.

Il pubblico interdetto non capiva cosa stava accadendo, ma indubbiamente le facce preoccupate del Sacerdote e dei Membri del consiglio che parlottavano tra loro attirava l'attenzione e contribuiva a far salire la tensione.
Riacquistando tranquillità, provarono a disperdere la folla, ma molti curiosi cercavano di capire cosa aveva scoperto il Sacerdote, giunto finalmente al termine dell'esame su quel libro annotato con gli appunti del mago.

Quando, alcuni minuti dopo, un leggero tremore del terreno e un vento freddo e innaturale giunsero dal nord, fu chiaro che alle domande avrebbero risposto i fatti e non le spiegazioni del Sacerdote.

Una sentinella arrivò urlando dalle mura:
un orda di orribili troll stava avanzando verso la città.
Non semplici troll, a cui gli abitanti di quei luoghi erano in qualche modo abituati. Ma resti grotteschi e putrefatti, feriti e ustionati, di troll morti.
Poi una figura colossale emerse dalle colline. Una sorta di troll gigantesco, fatto di vari resti e con due teste.
Era li che l'anima di Valdemar era migrata alla morte, tramite un potente rituale di cui lui stesso non sapeva l'efficacia.
Quella creatura preparata con cura e fatica ora ospitava lo spirito del mago, ormai pazzo e deciso a radere al suolo la città.

Mentre il colosso martellava le mura i troll non-morti riuscirono a distruggere il portone nord, nonostante l'olio bollente e incediato gettato dalle mura, e si avventavano lenti e inesorabili sulle barricate improvvisate predisposte dai cittadini, per poi venire respindi da un manipolo di avventurieri, soldati e mercenari.
Gli arcanisti presenti, nel frattempo, studiavano il libro di Valdemar, alla
ricerca di un sistema per indebolire il colosso o di una falla nel rituale.

I difensori erano stremati.
Se sconfiggere i troll non-morti era un impresa fattibile, appariva disperata la resistenza al colosso, che ogni tanto, con la voce ormai innaturale di Valdemar, mormorava strani sortilegi, e appariva invunerabile e protetto dalla magia.

Alla fine gli arcanisti riuscirono a ipotizzare una contromossa, un rituale che prevedeva il lancio contemporaneo di un potente dissolvi magie da tre persone insieme, il tutto legato ad una formula appresa sul libro.
Ai difensori venne chiesto un ultimo disperato sforzo di coraggio, uscire dalle mura a tenere occupato il mostro, fino a che gli arcanisti avessero unito il loro potere.
Le enormi braccia del colosso falcidiavano i guerrieri attorno a lui, alcuni vennero sbattuti con violenza contro le mura, perdendo i sensi, altri restarono a terra dopo profonde artigliate, ma poi, improvvisamente, le difese arcane sembrarono cedere, le frecce scagliate a decine dalle mura ferivano il mostro, e spade, asce, pugnali e stocchi dei numerosi assalitori ebbero finalmente la meglio.
Con un pesante tonfo, i resti maciullati di Valdemar si abbatterono a terra.
Era finita.