Sudore.
Fatica.
Angoscia.
Fatica.
Angoscia.
Tutto questo aveva negli occhi il ragazzo, mentre il nero mastino della paura gli serrava le gambe e lo stomaco; piegato sulle ginocchia, Mylo lottava per ogni respiro, mentre il suo cuore impazzito urlava tutto il suo dolore. Era da poco l’alba, e le mani del ragazzo affondavano nell’erba alta della brughiera. Attorno a lui, una nebbia tenace, stava perdendo la sua battaglia con i primi raggi del nuovo sole. Poteva sentirlo affondare le sue calde dita nei suoi capelli umidi, poteva immaginarlo attraversare rapido le alte cime degli abeti secolari e accarezzare piano la terra, confortandola con il suo luminoso sguardo e asciugando le lacrime e il freddo, unico ricordo che la notte, sua cinica amante, le aveva lasciato. Un altro giorno, avrebbe persino potuto vedere quell’alba, ma non oggi.
Le ombre avevano smesso di muoversi ora, il ragazzo poteva vederne lo scuro profilo allungarsi sull’erba fino a coprire il suo capo chino, i loro respiri erano calmi, i loro gesti controllati; Mylo, la preda, si decise finalmente ad alzare lo sguardo e arrendersi a i suoi inseguitori.
“Che c’è Mylo” esordì con la sua voce bassa e cavernosa, il grande Brom “Sei stanco ragazzo?”.
La sua voce arrivava dall’alto, distante e fragorosa come un temporale lontano; era alto quasi due metri il grande Brom, aveva superato i cinquant’anni affrontando e abbattendo ogni genere di avversario che la sorte aveva messo sul suo cammino, sapeva che prima o poi un altro agente lo avrebbe sostituito; gli agenti come lui sanno che non c’è una fine lenta e serena per quelli che fanno il suo lavoro, ma in quel momento, in quella piccola radura circondata dagli alti alberi della brughiera, era il migliore. Attorno a Brom, gli agenti della compagnia Geco, silenziosi e fermi come zanne affamate pronte a chiudersi sulla preda.
“Si vecchio sono stanco” tossì il ragazzo, mentre faceva correre veloci i suoi occhi sulle figure incappucciate; “Non avrei dovuto spassarmela con tua figlia stanotte, quella selvaggia mi ha sfinito” gli sputò il faccia Mylo con tutta la sfacciata limpidezza dei suoi vent’anni.
Tra gli agenti della squadra geco una figura, per un breve istante si mosse, un gesto incontrollato, un sussulto improvviso e la mano dell’agente corse veloce all’elsa del pugnale. Un gesto che a Mylo non sfuggì “Ci sei anche tu allora amore mio” disse guardando l’agente dritto nei suoi occhi che tramavano di rabbia e pianto. “Come mi hai scoperto grande Brom?” chiese Mylo, mentre il suo sguardo lasciava quello della giovane donna per non farvi mai più ritorno.
“Parli nel sonno, piccolo impertinente bastardo, e mia figlia è un agente prima ancora di essere una giovane e sciocca ragazza” sentenziò il grande Brom.
Mylo accolse quelle parole come il condannato riceve la scure del boia, sotto di esse per un istante vacillò senza riuscire a mettersi in piedi, e restò accucciato come un rospo sulla sua foglia, in un equilibrio buffo con le punte dei piedi che affondavano nella terra umida e le punte delle dita ad accarezzare l’erba.
Tra gli agenti della squadra geco una figura, per un breve istante si mosse, un gesto incontrollato, un sussulto improvviso e la mano dell’agente corse veloce all’elsa del pugnale. Un gesto che a Mylo non sfuggì “Ci sei anche tu allora amore mio” disse guardando l’agente dritto nei suoi occhi che tramavano di rabbia e pianto. “Come mi hai scoperto grande Brom?” chiese Mylo, mentre il suo sguardo lasciava quello della giovane donna per non farvi mai più ritorno.
“Parli nel sonno, piccolo impertinente bastardo, e mia figlia è un agente prima ancora di essere una giovane e sciocca ragazza” sentenziò il grande Brom.
Mylo accolse quelle parole come il condannato riceve la scure del boia, sotto di esse per un istante vacillò senza riuscire a mettersi in piedi, e restò accucciato come un rospo sulla sua foglia, in un equilibrio buffo con le punte dei piedi che affondavano nella terra umida e le punte delle dita ad accarezzare l’erba.

Strano, pensò il ragazzo mentre stringendo i denti scioglieva i muscoli del collo, aveva sempre pensato che le ultime parole di quel giorno sarebbero state speciali, qualcosa da ricordare nel lungo viaggio verso l’ade, qualcosa che lo avrebbe aiutato a sciogliere la paura che lo attanagliava, qualcosa che avrebbe distolto la sua mente e fermato il tremore incontrollabile che sentiva crescere in ogni parte del suo corpo.
Ma non fu niente del genere, e quando le prime frecce iniziarono a colpire, Mylo la preda, cadde inutile e dimenticato come un cappotto vecchio al caldo sole d’estate.
Ma non fu niente del genere, e quando le prime frecce iniziarono a colpire, Mylo la preda, cadde inutile e dimenticato come un cappotto vecchio al caldo sole d’estate.
AAAAAAAAAAAARRRRRRRRGGGGGGGGGG!!!!!!!!!!
Il grido soffocato e gorgogliante, esplose nella gola del grande Brom, spruzzando in un fiotto denso e scuro sul volto di Mylo. Un grido acuto agghiacciante accompagnò la sua lenta caduta, mentre con le mani serrate attorno alla punta del dardo, cercava con occhi già distanti il suo assassino, trovando solo quelli folli di rabbia e pena di sua figlia che gli stava correndo incontro. Pochi istanti, e una pioggia di ferro bagnò di sangue la radura. Fu allora che arrivarono.
Veloci e scuri come ombre di fantasmi, i neri sicari si gettarono sulla squadra geco da ogni dove, colpivano e sparivano in un continuo susseguirsi di assalti, come onde si infrangevano sul muro di spade e carne degli agenti, scomparendo dopo ogni assalto, esigendo ogni volta un piccolo tributo di sangue e fatica dai valorosi guerrieri stretti in cerchio.
Gli attacchi continuarono per diversi, interminabili, minuti finché il silenzio avvolse la squadra ansimante, chiusa attorno al corpo morente del grande Brom.
Distante da loro, in piedi al limitare della radura, Mylo il cacciatore, li osservava in un silenzio irreale. I guerrieri feriti lo osservavano in un misto di rabbia e stupore, era in mezzo a loro fino a pochi istanti prima, era stato uno di loro un tempo che ora pareva davvero lontano, ora lo osservavano restare immobile a fissarli mentre delle nere armature gli passavano a fianco, stringendosi loro attorno in una morsa mortale.
Alti e massicci, i cavalieri dalle fosche armature, avanzavano uno di fianco all’altro, gli scudi con il serpeggiante simbolo degli Zentharim, saldamente allacciati al braccio, le grandi spade puntate sui loro ultimi istanti. Senza più alcuna via di scampo la battaglia terminò in fretta; quando i cavalieri si allargarono, una macabra pila di corpi copriva gli ultimi rantoli del grande Brom.
In silenzio, Mylo arrivò al suo cospetto, una piccola ascia pendeva affamata dalla sua mano, si chinò un istante spostando con la lama i capelli insanguinati della sua giovane amante, mentre appoggiandosi sull’altra si abbassò affinché il velenoso siero delle sue parole potesse colare nell’orecchio dell’uomo.
“Io sono Mylo Spinanera” sussurrò il ragazzo “agente Zentharim di secondo livello, squadra infiltratori Aro…..e da che sono al mondo non ho mai parlato nel sonno”. E colpì.
L’alba del nuovo giorno, illuminò i volti addormentati degli agenti della compagnia Geco, mentre vuoti e distanti svettavano, spiccati dal corpo, sulle alte mura di Soubar.


